“L’estate sta arrivando e i cani non voleranno. E il solito rituale e non mi diverto più”. Perdonino i Righeira ma a distanza di quarant’anni il problema resta lo stesso: cambiano i tormentoni, non le promesse. Questa volta tocca ai cani. Anzi, ai cani “sopra soglia”: prima 8 kg, poi 10, ora 25. Più che una riforma, un suggerimento di dieta al contrario.
Ci è stato raccontato che finalmente potranno viaggiare in cabina. Una svolta epocale, quasi una conquista di civiltà. Peccato che, scavando sotto la superficie, si scopra che non è una svolta: è una possibilità eventuale, subordinata, filtrata e, soprattutto, evitabile. L’ENAC ha deliberato ma lo ha fatto nel modo più elegante possibile per non obbligare nessuno a fare nulla. Perché il punto è tutto lì: le compagnie aeree non devono fare niente. Possono. Se vogliono. Se conviene. Se non crea problemi. Se non costa troppo. Se nessuno protesta. Se il cane è educato. Se il passeggero accanto non starnutisce. Se l’altro non ha paura.
Nel frattempo, le linee guida costruiscono un piccolo capolavoro di ingegneria regolatoria:-pochi cani, ben selezionati (sei?); -tappetino assorbente (non è più obbligatorio il trasportino); -iimbracatura fissata alla cintura; -museruola “se necessario” (soprattutto in alcune fasi dell’imbarco, sbarco); -interazioni ridotte (traduzione: nessuno si guardi, nessuno si annusi, vietato chiedere se è maschio o femmina); -personale formato alla gestione di pet on the board (si userà l test Cae1?);
-predisposizione di buffer zones (zone di rispetto) e possibilità di cambio posto per passeggeri con fobie o allergie; passeggeri tutti che dovranno ricevere comunicazione preventiva circa la presenza di animali a bordo;
-impiego di sistemi di filtrazione per ridurre esposizione ad allergeni.
Precauzioni ragionevoli e rispettose di chi non ha empatia verso gli animali. Mi chiedo solo se saremo pronti, noi popolo tra i più polemici e pronti alla querela, a volare a queste condizioni. Mi viene in mente la realtà condominiale alla quale la riforma del 2012 parve spalancare le porte della tolleranza senza se e senza ma. Tra i contenziosi civili mi pare che quello condominiale, aggravato da questa riforma, sia al terzo posto. Temo che s tratti di una promessa travestita da trattativa permanente tra interessi incompatibili. Nel frattempo compare, immancabile, l’avverbio magico: “gradualmente”.Una parola che nella lingua normativa italiana meriterebbe una traduzione ufficiale: “con calma, senza fretta, senza impegni, possibilmente mai”. Esagerato? No. Lo abbiamo già visto. Nel 2017 si parlava di superare l’utilizzo degli animali nei circhi. Sempre “gradualmente”. Siamo nel 2026 e e la legge delega non è stata ancora trasformata in decreto legislativo.
ll punto non è se i cani voleranno. Il punto è chi avrà interesse a farli volare. Le compagnie dovrebbero ridurre posti vendibili, gestire conflitti tra passeggeri, assumersi nuovi rischi, formare personale, complicare operazioni già complicate. In cambio d qualche biglietto in più venduto a chi viaggia con il cane. Poco sostenibile e fortunatamente per le compagne non è obbligatorio. L’ENAC promette monitoraggi, aggiornamenti e un futuro in cui l’Italia diventerà un modello internazionale nel trasporto aereo dei pet. Un progetto ambizioso. Per ora, però, più che un modello sembra una simulazione. E la Corte di Giustizia Europea, chiudendo una causa sulla responsabilità delle compagnie aeree, ci ha graziosamente ricordato come l risarcimento del danno derivante dalla perdita del pet segue lo stesso regime previsto per i bagagli.
Meditiamo, speriamo e attendiamo. Per allacciare i nostri amici animali alla nostra cintura di sicurezza c’è ancora tempo.


